Secondo Corrado Corradi, la rinascita dei valori tradizionali trova oggi in Futuro Nazionale la speranza di una ricostruzione identitaria per l’Italia
Futuro Nazionale è un movimento sorto in maniera spontanea, coagulando le persone dabbene (intendendo gli uomini probi, retti, nostalgici dei sacri principi che da sempre hanno orientato alla virtù), prima intorno a un libro che esprimeva la semplicità dei principi fondamentali che da sempre hanno guidato i raggruppamenti umani secondo l’ordine naturale, e poi intorno a una persona che incarna quei valori che si stanno spegnendo – o meglio, che un certo “ordine mondiale” (frutto della fase terminale della modernità) si è industriato a spegnere – valori che impegnano tanto la singola persona – con parole dense di significato come fedeltà, onore, onestà, coraggio, sobrietà – quanto il consorzio umano associato con concetti fondamentali quali Dio, Patria e Famiglia.
Era ora! In mezzo a un bailamme di comportamenti contrari all’ordine naturale, è diventato urgente e improcrastinabile richiamare la necessità di ristabilire come ci si comporta di fronte al proprio simile, in mezzo al proprio raggruppamento e di fronte al numinoso.
Per avere un minimo di contezza di come siamo caduti in basso, è utile ricordare alla memoria un pensiero sporco e sbrindellato, qualche anno fa esibito scritto sulla maglietta indossata da una parlamentare, tale Cirinnà, che sanciva: “Dio, Patria e Famiglia… che vita di merda”.
La Storia non si ripete
Anche se è vero che «non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume» (inteso della storia), è altrettanto vero che spesso la storia, o piuttosto i modelli più pregnanti della storia, tendono a ripetersi quando sono serviti a risolvere un problema.
Per questo motivo sorge quasi spontaneo pensare al periodo immediatamente successivo alla Prima Guerra Mondiale (1914-1918), quando le spinte del patriottismo si sono armonizzate con quelle di una cultura d’avanguardia, facendo fronte comune contro un un altro fronte che puntava alla disgregazione: l’internazionale comunista e l’anarchismo.
Quel fronte patriottico salvò l’Italia dalla catastrofe e le diede lo slancio per i successivi vent’anni, nel corso dei quali l’Italia non solo rimarginò le sue ferite di guerra ma curò anche quelle inferte da chi voleva innescare la guerra civile e consegnare la Patria alla dissoluzione anarchica o alla comunista Unione Sovietica.
Dopo la ricostruzione: il sessantotto
Il risultato fu quello di forgiare una generazione di donne e di uomini che non solo seppero superare il disastro della Seconda Guerra Mondiale, ma che permisero la necessaria ricostruzione e il boom economico successivo.
Ma ricicciarono di nuovo le stesse sataniche forze che imperversarono tra il 1919 e il 1922, questa volta più tracotanti e pervasive anche a causa di una Chiesa che, a seguito dell’esito del Concilio Vaticano II (1962-1965), parve ricusare il suo ruolo di mater et magistra proponendosi, invece, di “lisciare il pelo” a quel “mondo moderno” nato proprio in contrapposizione ad essa e alla Cristianità. Ed anche grazie ad un movimento culturale – studiato a tavolino dall’OSS (Office of Strategic Study; antesignano della CIA) – allevato presso la Berckeley University e innestato in Europa da intellettuali sovversivi, alcuni dei quali in odore di pedofilia (ad esempio Sartre e Cohen Benditt), e passato alla storia con il nome di Sessantotto (1968), ossia l’anno in cui esplose in Europa.
Da quel momento il termine libertà cominciò ad assumere i connotati del libertinaggio portando l’intera società europea a relegare Dio nell’angolo più remoto della propria coscienza, a svilire la famiglia, a prendere a calci la Patria, a considerare l’aborto e l’eutanasia come diritti… Cose da fare impallidire il confronto con il “pericolo comunista” fronteggiato decenni prima.
Per non dimenticare
Ricordo le prime interviste rilasciate dal leader del Sessantotto parigino che spiegava con dovizia di particolari come fosse bello titillare una bimbetta di 4 o 5 anni.
Ricordo i primi convegni omosessuali degli anni ’70 del secolo scorso in cui una banda di invertiti, senza un minimo di amor proprio, cantava in mutande “Jesus Christ super star, prenderlo in c*lo e bello assai “.
Ricordo come Emma Bonino, insegnasse alle giovani donne ad usare la pompa da bicicletta per abortire.
Ricordo gli sputi che ho contato sul retro del cappotto le prime volte che sono entrato all’università di Parma con Il Giornale di Montanelli in tasca.
Ricordo quanto fossero diventate banali le omelie del parroco dopo il Concilio Vaticano II e come fossero fuori luogo le canzoncine accompagnate da zampate sulla chitarra durante la S. Messa.
Ricordo la ferale e indecente campagna contro la Patria e la sua più genuina espressione, ossia le Forze Armate.
E poi ricordo come anche il PCI e il suo sindacato, già strenui sostenitori dell’internazionalismo, non potendo più internazionalizzare nessuno, si convertirono dalla difesa dell’operaio alla difesa dell’omosessuale andando a ballare e a cantare sui carri del gay pride.
Ed eccoci ad oggi, una sorta di 1919, in cui “è giunta l’ora che volge il disio a’ navicanti e’ntenerisce il cuore”… i navicanti siamo noi, la gente dabbene; il cuore intenerito e il “disio” è quella nostalgia per l’antico buonsenso andato, accompagnata da una sensazione di spossatezza per le supercazzole finora subite.
Una bandiera e una speranza
Ne abbiamo sopportate di cotte e di crude e a furia di sopportare siamo giunti al momento in cui “una bandiera, una speme” è sufficiente per riunire l’Italia non inquinata dalle follie woke-iste, immigrazioniste, lgbt-iste, antifasciste (una scusa per tutte le stagioni), green-dealiste, lo vuolel’Europa-iste, e le più ferigne abortiste ed eutanasie… Insomma tutto quello che mortifica la nostra anima di italiani e, più in generale, l’essere uomini creati ad immagine e somiglianza di Dio. È giunto dunque il momento per noi di uscire dalle catacombe, di aggregarci e di batterci per ristabilire quell’ordine (personale, sociale e politico) da troppo tempo oscurato, vilipeso e negato dalle forze della dissoluzione.
Futuro Nazionale oggi ha la grande occasione di essere quel movimento capace di fare sintesi e di concretizzare l’anelito di molti alla riconquista ed alla ricostruzione nazionale. Affinché ciò si realizzi è necessario che le forze sane della nazione in esso si riconoscano e si aggreghino, badando al sodo e mettendo al bando ambizioni personalistiche in nome del bene più alto: la Patria.
Corrado Corradi
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Che dire, : posso essere solo d’accordo con questi principi, a mio avviso andrebbe migliorato il rispetto e l’educazione del linguaggio, il rispetto delle istituzioni, come un rappresentante dello stato andrebbe censurato quando usa un certo tipo di linguaggio nei confronti di un collega, “Onorevole ” termine ormai obsoleto.