“La stampa non vuole informare il lettore, ma convincerlo che lo sta informando.”
Nicolás Gómez Dávila
1. Una necessità storica nel dibattito pubblico contemporaneo
Esistono eventi che non si limitano a riempire un calendario, ma che scandiscono una necessità storica. La tre giorni di Ortona intitolata “Da Fiume al Dissenso” è uno di questi. Non è un raduno di nostalgici, né un’assemblea della protesta superficiale (due cose che invece sono state fatte in varie occasioni da chi contesta l’evento. Nostalgici del comunismo e protestanti superficiali). È un appuntamento di alto profilo culturale e politico che recupera, con rigore e senza intermediazioni, il nesso tra la memoria storica e l’urgenza del guardare al presente. In un’epoca in cui il dibattito pubblico è sempre più impoverito da formule ripetitive, da interdizioni ideologiche e da una progressiva riduzione dello spazio del dissenso, questa iniziativa restituisce densità, complessità e coraggio intellettuale.
2. Venerdì 25 settembre: l’Impresa di Fiume e la lezione d’Annunziana
Il programma, articolato su tre giornate intense, non è un semplice elenco di interventi: è un percorso coerente. Si parte venerdì 25 settembre 2026 alle ore 16:00 da Gabriele d’Annunzio e dall’Impresa di Fiume, non per celebrare un mito ideologico, ma per interrogare una delle esperienze più radicali, sintetizzatrici, dirompenti, e contraddittorie del Novecento italiano: la Carta del Carnaro, il ruolo delle donne, la socializzazione, l’idea di una comunità politica capace di pensare oltre le forme tradizionali dello Stato, l’arte cinematografica, le dinamiche storiche.
Tutto questo e molto di più sarà presente nella prima giornata dell’incontro “Da Fiume al Dissenso”. Relatori come Francesca D’Amato, Mauro Sandri, Marco Cimmino, Marco Patricelli, non offrono letture di maniera: restituiscono la densità storica di un momento in cui la cultura, l’azione e la sperimentazione istituzionale si intrecciarono. Presentare in chiusura il libretto del film “Cabiria” – primo colossal della storia del cinema – e ricordare il d’Annunzio cinematografico non è un vezzo erudito o una esaltazione ideologica (cosa ci sarebbe di ideologico poi?): è il riconoscimento della genialità e della cultura italiana nel mondo, visto poi il ruolo che questo film ebbe nella storia mondiale e nazionale del cinema.
3. Sabato 26 settembre: tecnocrazia, sovranità monetaria e dissenso a confronto
Il passaggio dal passato al presente avviene senza cesure artificiali. I temi del secondo e del terzo giorno affrontano frontalmente le questioni che definiscono il nostro tempo: sabato 26 settembre si apre dalle ore 10:00 con la critica alla tecnocrazia e al pensiero unico (con la presentazione di “Scritti sulla Tecnoribellione”), passando poi alla questione della Russia e del vero centro del potere contemporaneo e terminando la mattinata con il ruolo delle donne nel dissenso e nella ribellione politica dei nostri giorni.
Il pomeriggio si aprirà alle 15:00 con la figura di Giacinto Auriti come intellettuale che ha osato mettere in discussione i fondamenti del sistema monetario e giuridico passando poi alla tavola rotonda “Il dissenso a confronto” riunisce un panel ampio e plurale di nomi rilevanti, dalla cultura alla politica: Filomeni, Granata, Graziani, Di Meco, Piccone, Cetrullo, Marinelli, Scagnoli, Sandri, Cabras, Taglialatela, Salvadori. Non è un monologo ideologico, ma un confronto reale tra prospettive diverse, dalla sinistra alla destra, che rifiutano la dittatura del pensiero unico. Le successive presentazioni librarie, con testi su Wall Street, l’Occidente, il Socialismo, la Palestina, e varie altre opere di ampio spessore, e lo sguardo sulla Palestina a conclusione della parte culturale, chiuderanno la seconda giornata lasciando spazio alla cena sociale e alla musica dal vivo.
4. Domenica 27 settembre (mattina): democrazia, giustizia sociale e multipolarismo
Se guardiamo in ultimo a domenica 27 Settembre, ultima delle tre giornate dell’evento “Da Fiume al Dissenso”, inizierà alle 10:00 con una ampia analisi sulla democrazia e la carenza delle politiche sociali passando un’ora dopo alla presentazione del libro sulla strage di Bologna e sulla “pista israeliana”, ed in ultimo per la prima parte della giornata si parlerà della teoria del mondo multipolare (con riferimento a Thiriart e Dugin, due pensatori ritenuti “fascisti” per la sinistra e “comunisti” per la destra).
5. Sovranità europea, posizionamento geopolitico e il valore delle obiezioni
L’evento riprenderà dopo la pausa pranzo alle ore 15:00, parlando del rischio che l’Europa compia un “harakiri” atlantista e sulla possibilità di un’Europa capace di essere soggetto e non oggetto della storia, queste non sono provocazioni gratuite, ma grandi verità al di fuori della cappa ideologica del sistema Nato. Sono interrogativi che il tempo presente impone a chiunque non voglia ridursi ad essere (e morire come) spettatore passivo e silenziosissimo.
In un momento in cui la guerra in Europa, la crisi mediorientale, la sovranità monetaria, la partecipazione democratica reale e il senso stesso della democrazia sociale sono all’ordine del giorno, questi temi non sono “laterali” né tanto meno “di destra”, “di sinistra” o ascrivibili al “neofascismo”: sono temi centrali per la vita di ogni cittadino e famiglia. Chi li elude o li criminalizza a priori rivela più la propria debolezza argomentativa che la pericolosità delle tesi altrui. Per citare Nicolás Gómez Dávila: “Una convinzione si irrobustisce solo quando la nutriamo di obiezioni.” dunque, tutta la “cagnara” nata strumentalmente contro la tre giorni “Da Fiume al Dissenso” che si svolgerà dal 25 al 26 settembre ad Ortona, dimostra ampiamente che l’evento ha un alto valore politico, culturale e civile.
6. Autodeterminazione dei popoli e profilo dei relatori
Il livello dei relatori è all’altezza della posta in gioco. Non si tratta di improvvisatori o di figure mediatiche di passaggio. Sono studiosi, saggisti, storici e militanti culturali che da anni lavorano su questi temi con continuità e profondità. Ma la giornata conclusiva di domenica 27 settembre, terminerà con la proiezione del film “Rivoluzione. Abbiamo il diritto di decidere il nostro destino”, dedicata all’Iran e seguita dal dibattito con Jacopo Brogi, Alessandro Fanetti e Hanieh Tarkian, chiudendo così il percorso e restituendo la parola a chi rivendica il diritto di autodeterminazione contro le narrazioni dominante e globaliste che nascondono solo interessi economici.
7. Il significato profondo della resistenza intellettuale
Difendere, apprezzare, approssimarsi anche con spirito critico ma intellettualmente onesto, a questa tre giorni, significa difendere qualcosa di più grande di un singolo evento. Significa rivendicare il diritto di una cultura non allineata a esistere nello spazio pubblico senza essere automaticamente etichettata, ridotta a macchietta o criminalizzata. Significa affermare che la memoria della impresa di Fiume, la critica alla tecnocrazia, la lettura multipolare del mondo, l’analisi delle guerre contemporanee e la ricerca di forme di partecipazione economica e politica più dirette non sono “estremismi”, ma contributi necessari a un dibattito nazionalpopolare, cioè trasversale, degno della nostra nazione. In un’Italia e in un’Europa che rischiano di ridursi a periferia culturale e strategica, iniziative come quella di Ortona rappresentano un atto di resistenza intellettuale e di ricostruzione di senso.
8. Invito alla partecipazione e conclusione
Ortona, dal 25 al 27 settembre 2026, non ospita un festival di protesta né una fiera dell’ideologia. Ospita tre giorni di lavoro culturale serio, di confronto senza filtri, di memoria viva e di sguardo sul presente. Chi vuole capire il tempo che stiamo vivendo non può permettersi di ignorarlo. Segnate le date. L’appuntamento è con la storia e con un dissenso che sa essere cultura. Per citare un’ultima volta Nicolás Gómez Dávila, contro i dittatori del pensiero unico:
“L’uomo intelligentemente ha il diritto di sbagliarsi. Soltanto lo stupido ha l’obbligo di avere ragione…”
A cura del Centro Studi e Ricerca Cittadella
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