Due pesi, due misure e la solita farsa sulle “devianze giovanili”
C’è un cortocircuito comico, se non fosse tragico, nel modo in cui le istituzioni, la magistratura e la grande stampa nazionale decidono cosa debba fare paura e cosa meriti soltanto un’alzata di spalle rassegnata. Lo spettacolo offerto nelle ultime settimane sul fronte della criminalità giovanile è un capolavoro di ipocrisia a reti unificate che merita di essere smontato pezzo per pezzo.
Il pericolo naziboys
Da un lato abbiamo la grande messinscena dell’allarme democratico. Un manipolo di adolescenti con idee confuse, quattro icone sbiadite di ideologie morte e sepolte ottant’anni fa e una chat WhatsApp battezzata con qualche slogan ad effetto. Risultato? Dispiegamento immediato di reparti d’élite, ROS e Digos mobilitati, perquisizioni all’alba, procure in gran spolvero e conferenze stampa solenni per annunciare lo sradicamento del “suprematismo in erba”.
Nel bottino degli inquirenti, sequestrati a favore di telecamera, troviamo qualche coltellino da campeggio — liberamente acquistabile in qualunque ferramenta — e copie del Mein Kampf, testo regolarmente stampato da diverse case editrici (anche e soprattutto di sinistra, pecunia non olet) e facilmente reperibile. Una batteria di reperti venduta, all’opinione pubblica, come la scoperta di una cellula eversiva, di nerd quattordicenni, pronta a sovvertire l’ordine costituito. Scoperta utilissima soltanto a fabbricare il mostro da prima pagina e a far sbarcare il lunario ai professionisti dell’antifascismo da salotto.
Il maranza’s shopping
Dall’altro lato invece, nella vita reale che i grandi commentatori frequentano solo dal finestrino dell’auto, andava in scena il saccheggio sistematico. A Modena, prima all’MD di via Rainusso e il giorno dopo al Conad Leonardo, bande di cinquanta ragazzi si coordinano sui social, entrano nei supermercati, devastano gli scaffali, rubano, lanciano sassi e insultano le cassiere al grido di «io qui non pago nulla». Non è un caso isolato, ma la replica dell’ennesima “moda” social che da mesi devasta centri commerciali, stazioni e litorali, dalle spiagge romagnole fino a Bolzano e Caltanissetta.
Qui però la musica cambia. Niente reparti speciali, niente narrazioni sull’eversione o sulla sicurezza nazionale, ma il solito repertorio di giustificazionismo sociologico. Per la politica dell’accoglienza a tutti i costi e per la retorica della cittadinanza facile, questi gruppi di “nuovi italiani” e maranza urlanti non rappresentano un problema di ordine pubblico, ma un mero “disagio giovanile” da comprendere, coccolare e magari rieducare con un laboratorio di doposcuola.
La doppia morale
Il contrasto è grottesco: ROS e Digos mobilitati per il babynazi da cameretta, mentre per arginare cinquanta o cento maranza intenti a devastare un quartiere stenti a vedere persino la pattuglia dei vigili urbani.
È la doppia morale di uno Stato forte con i deboli o con le comparse di una farsa ideologica, ma del tutto inerme di fronte alla deriva criminale quotidiana che colpisce i cittadini nella quotidianità. Se la magistratura decidesse di applicare a questi gruppi la medesima “attenzione” inquisitoria riservata alle chat dei ragazzini ideologizzati, scoprirebbe che di armi bianche ne girano a tonnellate e che nei telefoni abbondano i tutorial da piccolo jihadista o le guide allo spaccio e alla rapina di strada.
Finché ci si ostinerà a cacciare i fantasmi del passato per non affrontare i predatori del presente, la sicurezza delle nostre città rimarrà una barzelletta.
Ma d’altronde si sa: un libro del secolo scorso sequestrato in una cameretta fa molta più notizia di una cassiera terrorizzata a cui viene tirato un sasso in faccia
Redazione
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