Il significato di un possibile Armageddon politico
In senso biblico indica il luogo della battaglia tra Dio e le forze del male, mentre in senso figurativo indica un evento apocalittico. Quale sarebbe? Una vittoria alle prossime elezioni della sinistra o del cosiddetto campo largo. Dopo aver fatto toccare il fondo a questo Paese nel decennio del loro avvento, un eventuale governo di queste sciagure porterebbe il Paese a un destino esiziale, dal quale non si risolleverà più. I capi politici ed intellettuali della sinistra non amano la democrazia ed ancor meno il popolo.
L’oligarchia illuminata e la visione del potere
Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, ha sempre sostenuto una visione della democrazia come una forma di oligarchia illuminata (ovviamente dall’intellighenzia di sinistra) in cui pochi eletti (cioè loro) guidano il gregge per il bene dei molti. Il voto per loro è sì importante, ma fino a un certo punto; meglio che la democrazia sia una gestione dell’élite, in contrapposizione alla democrazia diretta, cioè al fatto che i rappresentanti siano eletti dal popolo (che per loro è composto da ignoranti e semianalfabeti).
Il caso Speranza e l’egemonia culturale post-lockdown
Per rafforzare questa tesi riporto anche le frasi dell’ex ministro Speranza che, durante la gestione della pandemia e del relativo lockdown, auspicava che tutto ciò servisse per imporre una visione culturale e politica della sinistra. In pratica, anche nel suo libro (un successone), Roberto Speranza esprimeva la visione che i lockdown non fossero solo misure sanitarie (sulle quali quel governo fallì miseramente) ma un’opportunità per riaffermare una cultura di sinistra. La prima pagina di “Libero” del 14.4.2021 lo inchiodò a una sua dichiarazione: “ho chiuso per imporre la cultura di sinistra”. Quindi, in parole povere, lockdown e Covid erano per loro una splendida occasione per ricostruire un’egemonia culturale. Le forze dell’ordine, attualmente tanto vituperate, disprezzate ed accusate di ogni nefandezza dalla sinistra, furono mandate in stile Pinochet con idranti e sfollagente contro i no-green pass (gente inoffensiva rispetto agli antagonisti), ma in quei casi nessuno da sinistra alzò il ditino.
Nuove minacce ideologiche e strategie elettorali
E questi si autoincensano con parole come libertà e democrazia. Attenzione perché le guerre attuali stanno facendo balenare alle flebili e labili menti progressiste l’idea di lockdown energetici e stanno già facendo a gara a chi la spara più grossa. Sappiamo che gli euroburocrati sono maestri in teorie prive di senno e soprattutto di pratica, ma comunque quasi sempre svantaggiose per la popolazione. Ad ogni modo, per evitare di dover spiegare a tutti noi, poveri postulanti solamente di un po’ di benessere e ordine sociale, qualora per una coincidenza astrale negativa questi dovessero vincere le elezioni, giocherebbero la loro carta pratica: cittadinanza facile e voto a tutti gli immigrati. Sicuramente la presenteranno come una conquista culturale, una battaglia per l’inclusione contro la discriminazione vista in chiave antifascista (va sempre bene come il parmigiano sulla pasta). In realtà servirebbe a loro per garantirsi negli anni una fetta di elettorato.
Il rapporto con l’Islam e le contraddizioni progressiste
Si è già visto come la sinistra abbia ormai abbracciato l’Islam, non rendendosi conto che sarà una stretta mortale. L’Islam non regalerà i propri voti senza avere nulla in cambio e ciò che chiederà sarà il suo ingresso nelle scuole per diffondere la parola del Profeta e cercare nuovi giovani adepti. Vedremo poi come i loro temi sull’uguaglianza delle donne, sui movimenti LGBT e altre loro follie potranno mescolarsi alla cultura islamica o essere tollerati da questa. La sinistra imporrà ancora di più la sua presenza sui media televisivi ostracizzando ogni dissenso. I guru TV di La7, del Nove e della Rai procureranno orchiti acute a tutti gli sciagurati che si sintonizzeranno sui loro programmi, diciamo una Telekabul in salsa progressista. Non escludo di vedere qualche testa velata a leggere i TG in serata con sottotitoli in arabo.
Il controllo della cultura e l’appello finale
La letteratura sarà controllata attentamente al fine di verificare che il contenuto sia politically correct e i pochi scrittori che non si piegheranno ai loro diktat letterari saranno esclusi da fiere e mostre, con pochi editori inclini a pubblicare i loro testi, pena una fatwa sinistra. Anche nella produzione dei film indicheranno ciò che è da vedere, con i generosi contributi che verranno dati a pioggia per assistere alla proiezione di pellicole che narcotizzano lo spettatore o, per dirla alla Fantozzi, “delle cagate pazzesche”.
Ogni evento culturale sarà permesso previa una dichiarazione di antifascismo e dopo un’accurata indagine della polizia culturale AVS-PD-5S sui promotori dell’evento. Questo governo è una debole rappresentazione della destra, ma se penso all’alternativa agghiacciante che bussa alla porta, un brivido corre lungo la schiena. Bisogna fare opera di convincimento sugli astenuti, sugli indecisi, facendo leva anche sul fatto che il futuro potrebbe gettarci in un baratro ideologico dal quale non si emergerà più.
Per dirla con un vecchio slogan pubblicitario di una birra: meditate gente, meditate.
Maurice Garin
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