Entrare nel caso Roggero esclusivamente dal punto di vista giuridico rischia di far perdere di vista la questione più ampia.
Le sentenze si discutono nelle aule di tribunale, le norme si interpretano secondo il diritto vigente e le responsabilità individuali vengono accertate dai giudici. Ma ci sono vicende che, al di là del loro esito processuale, assumono un significato simbolico e diventano lo specchio del rapporto tra cittadini e istituzioni.
Quella di Mario Roggero è una di queste. Sul piano umano, il suo percorso è noto: un uomo anziano, già vittima di precedenti rapine, costretto a lavorare per anni convivendo con la paura di nuove aggressioni.
Circostanze che hanno inevitabilmente alimentato il dibattito pubblico e che molti hanno ritenuto rilevanti anche nella valutazione complessiva della vicenda, indipendentemente dalle conclusioni cui è giunta la magistratura. Il caso è diventato il punto di incontro tra due diverse concezioni della giustizia.
Se la giustizia non è giusta
Da una parte vi è l’esigenza dello Stato di applicare la legge in modo rigoroso, anche quando ciò conduce a decisioni impopolari. Dall’altra vi è una parte significativa dell’opinione pubblica che fatica a riconoscersi in esiti giudiziari percepiti come lontani dal comune sentimento di giustizia, soprattutto quando riguardano cittadini che hanno reagito dopo aver subito ripetute aggressioni.
Ormai si è consolidata, in alcuni ambienti politici e culturali, la convinzione che una parte della magistratura esprima orientamenti interpretativi percepiti come maggiormente in sintonia con una determinata sensibilità culturale e meno vicini alle istanze di chi pone al centro la sicurezza, la tutela della proprietà privata e il diritto dei cittadini a difendersi.
Si tratta di una lettura fortemente contestata da altri osservatori, ma che rappresenta comunque uno degli elementi del dibattito pubblico e contribuisce a spiegare perché casi come quello di Roggero suscitino reazioni così intense. Sostenere che la giustizia agisca secondo appartenenze politiche richiederebbe prove ben diverse da un singolo caso.
Uno stato alieno
Piuttosto, occorrerebbe seriamente prendere atto che una parte crescente dei cittadini percepisce una distanza tra il diritto applicato e il senso di giustizia. Quando questa distanza si amplia, la fiducia nelle istituzioni inevitabilmente si indebolisce.
L’Italia è la culla della tradizione del diritto romano, fondata sull’idea che la legge debba essere uguale per tutti, prevedibile e capace di garantire certezza.
Quando una parte della società arriva invece a dubitare dell’imparzialità dell’ordinamento o ritiene che determinate interpretazioni siano troppo influenzate da visioni culturali e ideologiche, il confronto non riguarda più soltanto il diritto, ma investe il rapporto tra Stato e cittadini. Per questo il caso Roggero continuerà a essere discusso ben oltre il suo esito processuale.
Non perché possa modificare da solo il sistema giudiziario, ma perché è diventato, per molti, il simbolo di una domanda più profonda: come si ricostruisce la fiducia nella giustizia quando una parte del Paese non si sente più rappresentata dal modo in cui essa viene percepita e applicata
Gianluca Mingardi
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