C’è qualcosa di profondamente grottesco nel vedere le piazze italiane riempirsi sotto l’egida di slogan masticati e sputati d’oltreoceano. L’ultima trovata della sinistra nostrana, quel “No Kings” che tanto puzza di naftalina progressista americana, non è che l’ennesima conferma di una patologia cronica: l’incapacità di guardare in faccia il padrone.
Come giustamente rileva il professor Andrea Zhok nelle sue recenti riflessioni, ci troviamo davanti alla perfetta messa in scena del gatekeeping. Il “guardiano del cancello” non è chi vi impedisce di uscire, ma chi vi apre gentilmente il portone per incanalarvi in un recinto controllato, dove le energie di protesta vengono indirizzate verso obiettivi innocui o fittizi.
Gridare “Nessun Re” in una repubblica parlamentare nel 2026 ha la stessa utilità rivoluzionaria di una protesta contro l’Inquisizione. È lo slogan perfetto perché non morde, non graffia e, soprattutto, non disturba il manovratore. La critica di Zhok colpisce nel segno: perché andare a traino di una protesta statunitense quando potremmo usare parole nostre, mirate a obiettivi italiani?
Sudditanza bipartisan
La risposta è amara. Se si protestasse contro il riarmo forzoso, contro il coinvolgimento in guerre altrui o contro l’aggressione a Teheran, i vari pupazzi dell’opposizione parlamentare non potrebbero metterci piede. Non potrebbero farlo perché ogni decisione internazionale degli ultimi anni è stata abbracciata e sostenuta coralmente da ogni schieramento, dal sabotaggio del North Stream 2 all’accettazione del massacro del popolo palestinese.
La classe politica italiana, senza distinzione di colore, si è ridotta a una schiera di camerieri solerti, pronti a servire ai tavoli degli interessi yankee e a lucidare gli stivali di Netanyahu. Che siedano a destra o a sinistra, la musica non cambia: sono sudditi travestiti da sovrani. Il dramma è che questo slogan metaforico permette di infilare nello stesso calderone tutto e il contrario di tutto, dipingendo come “re” figure che sono in realtà figli prediletti del sistema liberaldemocratico. Si devia lo sdegno verso obiettivi immaginari per preparare la prossima tornata elettorale, dove ci verrà servita la stessa identica sbobba marcia, solo con un bel fiocco di arcobaleno.
L’Italia non ha bisogno di gatekeeper che addomesticano il dissenso, né di camerieri che prendono ordini in lingua straniera. Perché, fino a quando continueranno a scendere in piazza con le parole d’ordine d’altri, i “giovani ribelli” resteranno nel recinto dei sudditi dove il potere li vuole tenere ad abbaiare alla luna. Quello che serve è una generazione di giovani patrioti che abbiano il coraggio di rompere questo incantesimo e riconquistare la nazione, liberandola dai custodi degli interessi atlantisti e sionisti. Abbiamo bisogno di una vera Rivolta Nazionale.
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Corretto e condivisibile: abbiamo bisogno di una vera Rivolta Nazionale!