In Senegal è reato penale la “glorificazione” del LGBTQ+
Mentre l’Occidente si avvita in una spirale di decostruzione dei valori tradizionali, cercando di esportare un modello di diritti civili universale e spesso slegato dalle radici dei popoli, il Senegal di Bassirou Diomaye Faye ha deciso di tracciare una linea netta per il suo popolo. Non si tratta solo di una scelta legislativa, ma di un vero e proprio atto di secessione culturale dal blocco liberal-democratico. Con la firma apposta il 27 marzo 2026 alla nuova legge anti-LGBTQ+, il governo di Dakar ha trasformato la difesa della morale tradizionale in un pilastro della sicurezza nazionale.
Il cuore della norma, che ha già sollevato le proteste inutili delle cancellerie europee e delle Nazioni Unite, non colpisce solo l’atto in sé — ora punibile con un massimo di dieci anni di carcere — ma introduce una fattispecie di reato molto più profonda: la “glorificazione”. Promuovere, sostenere o semplicemente finanziare attività legate alla galassia arcobaleno è diventato un crimine che costa dai tre ai sette anni di reclusione. Questa misura disintegra alla base la possibilità per le ONG e le associazioni internazionali di operare sul territorio, recidendo i canali di quella che il Primo Ministro Ousmane Sonko definisce “ingerenza ideologica esterna”.
Priorità proteggere la gioventù
Per la giovane leadership senegalese, l’ordine non è un concetto astratto da discutere nei salotti accademici, ma una realtà che nasce dalla coesione sociale e religiosa. In un Paese dove l’età media sfiora i vent’anni, questa stretta legislativa viene presentata come uno scudo necessario per proteggere la gioventù da modelli percepiti come decadenti e alieni. Mentre le “nazioni plutocratiche” vedono in questa legge un regresso, il Senegal vi scorge la propria sovranità cognitiva: la rivendicazione del diritto di decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato entro i propri confini, senza chiedere il permesso a Parigi o a Washington. È l’ordine che riemerge con forza proprio dove l’Occidente credeva di aver già imposto il proprio caos “progressista”.
Redazione
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:
































































