Disordine e decadenza sono spesso congruenti, ma non si equivalgono. Sono, bensì, due elementi differenti: il disordine è tutto ciò che si è sviluppato nella becera era del modernismo; la decadenza è la propagazione del disordine. Tuttavia, pur essendo elementi distinti, non esisterebbe l’uno senza l’altro, poiché la decadenza è la conseguenza del disordine: sono, quindi, un duo complementare.
Ebbene, chiarito questo fattore, può esserci forse opinionista che possa obiettare? Reputiamo molto improbabile questa possibilità. Ad ogni modo, ci teniamo al fatto che ognuno di noi si metta in discussione e provi dunque a interrogarsi, per chiedersi quale contributo (e in quale quantità) ci abbia messo per gonfiare questa situazione di profondo sconforto che il mondo moderno vive.
Una volta chiariti i dubbi con l’ego, pensiamo bisogni impostare una nuova metodologia di ragionamento, la quale deve essere suddivisa in due fasi per la riuscita della ribalta. Deve essere in primis attuata sul singolo (facciamo riferimento a noi stessi); in un secondo momento deve avere spazio di confronto, per poi far sì che confluisca in un unico calderone dal quale ognuno di noi possa attingere con fedeltà, in quanto l’autocritica pretende consapevolezza.
Disordine e decadenza sono un duo complementare che affligge profondamente tutti i nostri cuori di carne, ripieni del Santo timore di Dio; essi, impotenti e frustrati innanzi alla propagazione di questa piega ripugnante, trovano rifugio nell’anticonformismo. Non a caso, questi scritti non sono affatto conformi. Spesso, in seguito alle critiche volte alla società decadente, mi sono ritrovato sotto accusa a causa della nostra apparente saccenza; mai abbiamo pensato che quest’ultima fosse sproporzionata, l’abbiamo sempre reputata un punto di fortificazione dal quale poter attingere, benché ci abbia sempre guidati alla fuoriuscita dalle diverse problematiche incontrate che, vi assicuriamo, non sono state poche né tantomeno semplici da gestire. Le stesse che però, grazie alla tenacia e al portamento ardito che il nostro stile di vita ci impone di avere, si sono risolte al meglio, oltre ogni nostra più rosea aspettativa.
La decadenza è uno schema concettuale che pretende autocritica e, da persone autocritiche quali siamo, affermiamo in piena convinzione che, vivendo anagraficamente nella cosiddetta “Generazione Z”, sia impossibile sfuggire al 100% alle radiazioni del cancro decadente. Seppur noi riusciamo a evitare l’omologazione in maniera ottimale, non ne siamo fuori totalmente, appunto per il fattore di svolta generazionale citato in precedenza; ci sentiamo tuttavia sulla giusta rotta per diventare Uomini Nuovi, pronti in formazione a livello ideologico e come un carro armato tradizionalista e anti-decadente al 100%. Ciò che auspichiamo per la società odierna è un risveglio delle coscienze, ed è quello per il quale lottiamo sette giorni su sette, lo stesso per il quale Dominique Venner si sacrificò, e prima di lui tanti altri. Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto e a chi verrà, per offrirgli un futuro; a chi ci eguaglia, nulla abbiamo da offrire, così come da costoro nulla abbiamo da imparare.
Manuel Zavaglia
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