L’invincibile armata del diritto, quella maggioranza che la narrazione ufficiale ci ha venduto come la più solida e granitica della storia repubblicana, sembra aver finalmente individuato il nemico pubblico numero uno. Non sono i maranza che trasformano le stazioni in zone franche, né i balordi che pattugliano le nostre strade con la tracotanza di chi sa di essere intoccabile. Il vero mostro da sconfiggere, secondo la “Destra feroce”, è l’oggetto inanimato: il metallo. Siamo di fronte alla surreale “lotta alle lame”, un capolavoro di pragmatismo legislativo che sposta il focus dal braccio al ferro, come se un coltello potesse decidere autonomamente di balzare fuori da una tasca per aggredire un passante. È una strategia che brilla per la sua assenza di logica, ignorando deliberatamente tutto ciò che un Governo con numeri così imponenti dovrebbe avere il coraggio di attuare.
Il miraggio della sicurezza
In un mondo normale, una maggioranza di questo peso avrebbe già messo mano al codice penale per rendere la carcerazione preventiva una realtà tangibile per reati odiosi come le lesioni personali, che oggi vengono liquidati con un’alzata di spalle burocratica. Si sarebbe già riformato l’istituto della legittima difesa, permettendo alle persone perbene di proteggersi senza il terrore di passare i successivi dieci anni in un’aula di tribunale a giustificarsi davanti a un magistrato. Soprattutto, si sarebbe restituita dignità e libertà d’azione alle forze dell’ordine, liberandole dal paralizzante spettro degli “atti dovuti” che trasforma ogni intervento in un potenziale calvario giudiziario per l’agente di turno. Invece di proteggere chi subisce e dare potere a chi difende, ci si concentra sulla punta della lama.
La matematica del disordine
Mentre il Ministero di turno si picca di aver “stretto le maglie”, i numeri ridono in faccia alla propaganda. La statistica, quella scienza fredda che non si cura dei comunicati stampa, evidenzia una sproporzione statistica imbarazzante: un cittadino straniero, spesso irregolare e fuori da ogni radar, ha una probabilità 6,5 volte superiore rispetto a un italiano di essere coinvolto in simili episodi di violenza. Non è un pregiudizio, è un calcolo delle probabilità che il Governo sceglie di ignorare per non dover gestire la patata bollente delle espulsioni. Si preferisce la coreografia del proibizionismo all’efficacia della repressione, fingendo che il problema sia la reperibilità dell’utensile e non il profilo di chi lo impugna per seminare il panico.
Soluzioni negate
Se davvero l’obiettivo fosse quello di bonificare le città, basterebbe guardare i dati con onestà intellettuale. Applicare la Remigrazione non sarebbe un atto ideologico, ma un’operazione di sicurezza matematica, poiché metterebbe mano a quasi la metà dei reati di “coltello” commessi in Italia. Quasi il 50% delle aggressioni sparirebbe dalle cronache se solo si avesse il coraggio di allontanare chi non ha diritto di restare. Ma evidentemente, per questa destra, è più rassicurante sequestrare un taglierino a un magazziniere che firmare un decreto di espulsione. Si procede sulla strada del surrealismo: si combatte il mezzo per non dover ammettere l’incapacità di fermare l’autore.
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